22 agosto 2008

CULTURA: "LA VIA DEL SAMURAI"


Da qualche tempo, ho terminato la lettura di un libro molto interessante. Il Libro segreto dei Samurai: “Hagakure”. Un testo pubblicato nel 1906, da Yamamoto Tsunetomo, ex samurai, che giunta un’epoca di pace e conseguente decadenza, dell’Impero giapponese, decise di chiudersi in un monastero buddhista e così partorire quest’opera, consistente in un’insieme di saggezze e massime spirituali che indicavano il codice dei Samurai, ovvero il Bushido.
L’autore spiega in un passaggio, che in tempi di pace la decadenza dei costumi e le mode imperanti, portavano il giovane a disinteressarsi alla vita pubblica e militare. Il giovane Samurai doveva tenere bene a mente che per adempiere al suo dovere, occorrevano una disciplina interiore ed esteriore ben marcate, il coraggio, l’onore, la determinazione, la fedeltà cieca ai propri superiori e all’Idea che animava la sua vita. Essi rappresentavano una casta di guerrieri aristocratici, non soltanto della spada, ma anche e soprattutto dello spirito.Soldati mai dimentichi che la dignità e l’onore sono aspetti imprescindibili per un combattente, il quale deve sconfiggere un nemico, non umiliarlo.
Nell’epoca contemporanea abbiamo l’esempio di un personaggio che si considerava l’ultimo dei Samurai e che per la destra europea, ha sempre rappresentato un modello culturale e mitico di riferimento: Yukio Mishima (che per altro firma con un commento l’opera in questione).
Mishima fu patriota (molte delle sue opere contenevano personaggi ispirati a questo sentimento), molto critico verso i politici giapponesi a lui contemporanei; da lui emergeva il culto dell’Impero, della potenza giapponese, e una visione tradizionale dell’esistenza.Quanto oggi può essere conservato e riadattato, ad esempio nella militanza politica antagonista, dell’etica dei Samurai? Della via del Bushido? Molto.
Può e deve essere ripresa la ferrea disciplina che caratterizzava questi lottatori esemplari.Può e deve essere ripresa la volontà, la determinazione, la caparbietà, nel sacrificio, di voler raggiungere le alte vette, attraverso la dominazione di sé, prima ancora che sulla realtà che si vuole cambiare.
I Samurai ci insegnano che bisogna stare lontani dalle tentazioni che lo spirito possono inquinare, ricercando una rettitudine ed un’austerità, utili a prepararsi alla battaglia ma anche a condurre un’esistenza rispettosa del proprio corpo e della propria anima. In questo senso, potremmo dire che la nostra ferma opposizione ad ogni droga (a mio parere includerei anche l’alcol in dosi eccessive) è prioritaria al fine di costruire una gioventù forte, non solo fisicamente.
Inoltre, va detto che termini quali “guerra”, “battaglia”, “lotta”, nel contesto di questo articolo, vanno considerati quali metafore della vita e della scelta di vita che in questo caso (il nostro) sappiamo essere votata alla militanza e regalata ad una passione suprema e un desiderio di edificare un mondo migliore di quello che ci è toccato in sorte. Tutti i concetti e tutte le massime che gli antichi Samurai ci tramandano, possono essere riattualizzati e riadattati a qualunque militante politico si schieri in posizione alternativa al sistema attuale, aggiungendo che questa figura rappresentava un esempio di uomo tradizionale (come l’uomo romano, quello spartano, il cavaliere medievale, il combattente della Seconda Guerra Mondiale), completo sotto ogni punto di vista, in particolar modo quello spirituale.
Un esempio di campione della morale estetica, a cui attingere per costruire un modello di condottiero moderno, che conserva una visione tradizionale e capace di trovare una via interiore in grado di renderlo un individuo sicuro di sé, delle proprie capacità, armato di consapevolezza e volontà di raggiungere grandi obiettivi.In particolare i giovani militanti, dovrebbero studiare e approfondire questo tipo di figure, e cercare per quanto più gli è possibile, di trarne ispirazione, almeno dal punto di vista morale e spirituale, ricordando che prima di tutto, la grande battaglia da vincere è quella contro se stessi (soprattutto in questi tempi di decadenza morale e non) e solo dopo aver trionfato sulle proprie debolezze, è possibile pensare di fronteggiare altri nemici.
Si potrebbe cominciare proprio da questo breve e interessante libello, che conserva una sapienza e un insieme di messaggi utili a capire meglio i meccanismi interiori dai quali può, con un buon lavoro d’animo, scaturire una personalità capace di superare il nichilismo che sta annientando la nostra civiltà.

Emiliano Romanelli

3 commenti:

La Destra ha detto...

Auguri Camerati!

Anonimo ha detto...

CIAO EMILIANO I MIEI MIGLIORI AUGURI PER IL BLOG , E PER L'INCARICO DI PROVINCIALE CONFERITOTI DAL MIO PIU' CARO CAMERATA , BALOCCO .
A NOI !
BARONE NERO ,

giovita-to ha detto...

Grazie Barone.


Spero, come dico sempre, di esserne all'altezza.

Bisogna volere il bene del partito, specie in questo momento particolare ... e speriamo che il tempo ci dia ragione!

emiliano